«Accidenti a te, sei stata tu a mettermi in questo pasticcio, brutta puttana in sottoveste, brutta cagna negra!» gridò Don Guillermo alla luna enorme, e al suo fosco disco arancione.


La Principe Carlo e la Pazienza, l'imbarcazione del navigatore solitario, percorrevano le loro rotte divergenti attraverso la massa dell'Atlantico. Quasi tutti i passeggeri giovani erano andati ai loro appuntamenti, con il sonno o con i partner o le partner scelti per la notte, ma il capitano Sithwise stava facendo il suo turno di guardia sul ponte. Provava una bizzarra sensazione di disagio. Si disse che doveva essere colpa della presenza di quei rivoluzionari a bordo: quel branco di conquistatori d'imperi produceva simili pazzi effetti… come se respirassero, ed emettessero, dell'etere.

Wolf Loner era cullato dalle braccia dell'oceano, e il suo cuscino era un miglio di acqua salata. Il banco di nubi, sotto il cui bordo orientale la Pazienza era entrata, era molto vasto, e lunghe scie di nebbia lo seguivano, e si stendeva fino a Edmond e al Great Slave Lake, e da Boston fino a nord, raggiungendo lo Stretto dell'Hudson.


Sally Harris concesse a Jake Lesher un altro sfogo di carezze e più pesanti attenzioni tattili, in una curva buia della Casa degli Orrori, ma lo ammonì:

«Ehi, non spiegazzarmi la gonna… usa la cerniera automatica sul fianco.»

«Anche le tue mutandine sono chiuse magneticamente?» domandò Jack.

«No, ma c'è un piccolo congegno che le fa sparire. Fai piano, adesso… e per l'amor di Dio, non dirmi che queste ti ricordano le vecchie, buone pagnotte fatte in casa che mamma Lesher cuoceva al forno. E adesso basta, altrimenti il Razzo chiuderà prima che noi abbiamo visto l'eclissi.»

«Sal, non sei mai stata così fissata per l'astronomia prima d'ora, e non abbiamo realmente bisogno degli scossoni di quelle montagne russe. Tu hai le chiavi dell'appartamento di Hasseltine, no?, e lui è partito, no?… e inoltre, non mi hai mai portato lassù. Se quel grattacielo per te non è abbastanzo alto…»



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