Lilli uscì dalla stanza, risentita. Cleo udì sbattere la porta.

In mezzo a quella confusione Jules era un’isola di pace all’estremità opposta del tavolo, col naso immerso nel suo notiziario, e intento a sorbire la seconda tazza di caffè. Cleo lanciò un’occhiata alla sua porzione di uova e bacon che si stava raffreddando nel piatto, si versò una tazza di caffè, e poi dovette alzarsi per aiutare Paul a cercare l’altra scarpa.

Nel frattempo Feather si era bagnata un’altra volta, così la mise sul tavolo e le cambiò i pannolini inzuppati.

— Ehi, senti qui — disse Jules. — Oggi il Consiglio Cittadino ha approvato all’unanimità un’ordinanza che richiede…

— Jules, non ti sembra di essere in ritardo?

Lui si studiò l’unghia del pollice. — Hai ragione. Ti ringrazio. — Finì il caffè, ripiegò il notiziario infilandoselo sotto il braccio, si sporse in avanti per baciarla e poi aggrottò la fronte.

— Tesoro, dovresti mangiare di più — disse indicando le uova ancora intatte. — Dovresti mangiare almeno il doppio, lo sai. Ora devo salutarti.

— Arrivederci — salutò Cleo a denti stretti. E se ti sentirò ancora una volta dire che dovrei «mangiare almeno il doppio» io… Ma se n’era già andato.

Ebbe soltanto il tempo di scottarsi le labbra col caffè e poi uscì di corsa per prendere il treno.


Sulla vettura abbronzante c’erano dei posti liberi, ma ovviamente Feather era con lei e i raggi UV non erano consigliati per la sua pelle delicata. Dopo un’occhiata d’invidia ai passeggeri sdraiati, muniti di scure lenti protettive per gli occhi (ed uno sguardo deluso alla sua pelle chiara), Cleo salì sulla vettura successiva e trovò posto di fianco ad un uomo corpulento che indossava un casco. Si accomodò sull’imbottitura, assicurò la cinghia al supporto che aveva di fronte e cominciò ad allattare Feather. Quindi aprì il notiziario e lo stese sulle ginocchia.

— Carino — commentò l’uomo. — Quanti anni ha?



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