Vent’anni fa, quando per la prima volta il cambiamento di sesso diventò un sistema estremamente pratico ed economico e, quindi, alla portata di tutti, ciò fu visto come l’inizio di una rivoluzione che avrebbe trasformato la struttura della società umana in modi imprevedibili. La parità sessuale è un fatto, affermarono i sociologi, ma certe residue diseguaglianze — fondate su imperativi biologici o sull’educazione, a seconda dei vostri principi — si sono rivelate impossibili da rimuovere. Il cambiamento di sesso stava mettendo fine a quella situazione. Uomini e donne sarebbero stati in grado di provare l’emozione di stare dall’altra parte della barriera che divide l’umanità. Come avrebbero potuto sopravvivere in tal modo i ruoli sessuali?

Dieci anni dopo la risposta risultò ovvia. Il cambiamento di sesso veniva accettato solamente da una trascurabile minoranza. Ben presto fu visto come un’inoffensiva aberrazione, praticata solo dall’1% della popolazione. Ciascuno si dimenticò in fretta del salto della barriera.

Ma negli ultimi dieci anni si è affermata una rivoluzione più silenziosa. Quasi inavvertibile su scala generale, in quanto è un fenomeno difficile da constatare (come puoi sapere se la prossima donna che incontrerai non era un uomo la settimana prima?), il cambiamento del sesso è una realtà che si afferma gradualmente presso i figli della generazione che l’ha rifiutato. Ora più che mai c’è la possibilità che conosciate qualcuno che ha avuto almeno un cambiamento di sesso. La probabilità che voi stessi io abbiate cambiato è maggiore di uno su quindici; se avete meno di vent’anni, la probabilità è di uno su tre.


L’articolo proseguiva con la descrizione della società clandestina che si stava plasmando sulla base del cambiamento di sesso. Coloro che lo avevano cambiato tendevano a fare gruppo a sé, frequentando gli stessi locali, programmando determinati avvenimenti sociali e isolandosi dal resto di una comunità che molti di loro consideravano retrograda e alla quale si sentivano estranei.



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