Infatti, fino a quel momento non aveva ancora saputo niente. Lo stesso capo della squadra narcotici aveva ammesso che i suoi uomini non conoscevano nessuno che fosse sicuramente collegato con l’organizzazione dei trafficanti, ed era possibile che lui fosse stato assunto da gente relativamente pulita… rispetto ai veri spacciatori, naturalmente. A quanto ne poteva sapere Ken in quel momento, l’ipotesi non era affatto da escludere. Lo avevano imbarcato a bordo della Karella, nello spazioporto dell’Isola del Nord, e per i successivi ventidue giorni non aveva più visto niente.

Sapeva, naturalmente, che la droga veniva da un altro pianeta. Rade era sceso nei particolari fino a dirgli che la diffusione della droga, agli inizi del fenomeno, era stata arrestata grazie al controllo di tutti gli impianti di refrigerazione che giungevano sul pianeta. Ma non aveva immaginato che potesse giungere addirittura dall’esterno del sistema planetario sarriano, finché non aveva pensato che ventidue giorni erano un viaggio molto lungo… ammesso e non concesso che l’astronave avesse sempre viaggiato in linea retta.

Ma di sicuro il mondo che in quel momento si poteva scorgere dal boccaporto non sembrava in grado di produrre alcunché. Soltanto una sottile striscia, a forma di falce, della sua superficie era visibile, giacché si trovava quasi esattamente tra la nave e un sole straordinariamente pallido. La parte rimanente, in ombra, della sfera cancellava dal cielo la Via Lattea, e dalle caratteristiche dei bordi si capiva che il pianeta era completamente privo di atmosfera. Era montagnoso, inospitale, freddissimo. Ken lo intuiva dall’aspetto del sole: quell’astro era talmente debole che lo si poteva fissare direttamente, senza bisogno di proteggersi gli occhi: appariva rossiccio e come raggrinzito. Qualsiasi mondo che si trovasse appena un po lontano da quel sole non poteva che essere freddo.



4 из 240