
«Allora» domandò Ken «devo pensare che siete implicato in qualcosa di poco legale?» Ken pensava di poter dire senza rischi una cosa che, stando alle parole dell’altro, sembrava alquanto ovvia. Dopotutto, il suo misterioso datore di lavoro non poteva pensare che lui fosse stupido.
«Poco legale, certo, se vogliamo interpretare la legge nel modo più… ristretto» disse l’altro. «Tuttavia io ritengo… e sono moltissimi a pensarla come me… che se qualcuno scopre un pianeta abitato, lo esplora a proprie spese, instaura rapporti amichevoli con gli abitanti, ritengo che abbia il diritto morale di ricavare un qualche utile dalla sua scoperta. Questa, detta in poche parole, è la nostra situazione.»
Ken sentì un tuffo al cuore. Cominciava a temere di essere incappato proprio nel tipo di piccola illegalità da lui temuto, quello che non rivestiva alcun interesse agli occhi di Rade.
«In questo modo di vedere la cosa c’è del giusto…» cominciò Ken, senza compromettersi troppo. E aggiunse: «Ma, se la situazione è quella che dite, cosa posso fare per voi? Io non sono certamente un esperto di linguistica, e non so niente di economia, se le vostre difficoltà sono di tipo commerciale.»
«Ci sono delle difficoltà» rispose l’altro «ma non del tipo che dite voi. Nascono dal fatto che il pianeta in questione è talmente diverso da Sarr da rendere impossibile la nostra presenza su di esso, di persona. Abbiamo incontrato delle enormi difficoltà, anche solo per entrare in contatto con gli indigeni, e siamo in contatto soltanto con un gruppo di loro… anzi, può darsi che addirittura si tratti di un singolo individuo; non lo sappiamo.»
«Come sarebbe a dire che non lo sapete? Non potete mandare una sonda con una telecamera e una trasmittente? Mi sembra la prima cosa da fare, in casi come questo.»
