Così, il comandante della Llanvabon non schiacciò il tasto che avrebbe potuto ridurre a niente l’altra nave. Non osò farlo. Ma non osava neppure non sparare. Il sudore cominciò a imperlargli la fronte.

Un altoparlante bofonchiò. Qualcuno dalla centrale di tiro.

«L’altra nave si è fermata, signore. È in condizione stazionaria. Le teniamo i fulminatori centrati addosso, signore».

Era un invito a sparare. Ma il comandante scosse la testa, rivolto a se stesso. La nave aliena era a non più di venti miglia di distanza. Era nera come la notte. Ogni più piccola porzione del suo scafo era d’un profondo nero opaco. Non si distingueva nessun particolare, salvo qualche variazione del suo profilo sullo sfondo della nebulosa.

«Si è arrestata del tutto, signore», disse un’altra voce. «Hanno trasmesso un’onda corta modulata, signore. Modulazione di frequenza. Sembra un segnale. Non ha abbastanza energia per essere dannoso».

Il comandante disse, a denti stretti: «Finalmente fanno qualcosa… C’è del movimento all’esterno del loro scafo. Tenete sotto osservazione quello che sta uscendo. Puntateci sopra i fulminatori ausiliari».

Qualcosa di piccolo e rotondo scivolò fuori dalla sagoma ovoidale della nave nera. La nave si mosse.

«Si stanno allontanando, signore», annunciò l’altoparlante. «L’oggetto che hanno mandato fuori è stazionario nel punto in cui l’hanno lasciato».

Un’altra voce intervenne: «Un altro fascio d’onde a modulazione di frequenza, signore. Inintelligibile».

Gli occhi di Tommy Dort s’illuminarono. Il comandante scrutò la visipiastra con la fronte imperlata di sudore.



12 из 47