
«Piuttosto ben fatto, signore», commentò Tommy. «Se avessero mandato qualcosa verso di noi, avremmo sempre potuto interpretarlo come un proiettile, qualcosa di esplosivo. Così, si sono avvicinati, hanno fatto uscire una scialuppa, laggiù, e si sono nuovamente allontanati. Hanno immaginato che anche noi possiamo mandar fuori una scialuppa con un uomo, e stabilire un contatto senza rischiare l’intera nave. Devono pensare in un modo assai simile al nostro».
Il comandante replicò, senza distogliere gli occhi dalla visipiastra: «Signor Dort, le spiacerebbe uscir fuori e dare un’occhiata da vicino a quel coso? Non posso ordinarglielo, ma… ho bisogno di tutto il mio personale operativo in quest’emergenza. Il personale d’osservazione, invece…»
«È sacrificabile. D’accordo, signore», si affrettò a concludere Tommy. «Non prenderò una scialuppa, signore. Soltanto una tuta con un propulsore. Sarò più piccolo, e in più le braccia e le gambe convinceranno chi guarda che non sono una bomba. Credo che dovrei portare con me un videotrasmettitore…»
La nave aliena continuò a ritirarsi: quaranta, ottanta, quattrocento miglia. Si fermò, e rimase laggiù come appesa, aspettando. Mentre si infilava nella tuta spaziale a propulsione atomica, appena fuori della camera d’equilibrio della Llanvabon, Tommy continuava ad ascoltare i rapporti, man mano venivano trasmessi attraverso gli altoparlanti in tutta la nave. Il fatto che l’altra nave avesse arrestato la sua ritirata a quattrocento miglia di distanza era incoraggiante. Forse non disponeva di armi efficaci oltre quella distanza, e così si sentiva al sicuro. Ma aveva appena pensato questo, che la nave aliena si ritirò a precipizio a una distanza assai maggiore. Il che, rifletté Tommy, quando infine uscì dalla camera di equilibrio nello spazio esterno, poteva esser dovuto al fatto che gli alieni si erano resi conto di essersi traditi… o forse perché volevano dar l’impressione di averlo fatto.
