Schiacciò il pulsante del suo comunicatore da polso e gridò: «Stazioni di combattimento! Condizioni immediate di massimo allarme in tutte le sezioni, subito!» Continuò ad aprire e a chiudere le mani, nervosamente. Tornò a fissare la visipiastra: il punto luminoso era scivolato fuori del bordo e adesso era visibile soltanto un’informe luminescenza.

«Non uomini?» Tommy Dort si raddrizzò di scatto. «Vuol dire…?»

«Quanti sistemi solari ci sono nella nostra galassia?» chiese, aspro, il comandante. «Quanti pianeti adatti alla vita? E quanti differenti tipi di vita potrebbero esserci? Se questa nave non proviene dalla Terra — e certamente è così — allora deve avere un equipaggio che non è umano. E creature non umane giunte a uno stadio di civiltà che comprende viaggi nello spazio profondo potrebbero significare qualunque cosa!»

Le mani del comandante tremavano. Non avrebbe mai parlato con tanta libertà davanti a un membro del suo equipaggio, ma Tommy faceva parte del personale d’osservazione. E perfino un comandante i cui doveri comprendevano quello di preoccuparsi poteva a volte avere un disperato pensare ad alta voce può essere di aiuto.

«Di una cosa del genere si è discusso per anni, e si sono fatte congetture d’ogni tipo», dichiarò, a bassa voce. «Matematicamente è certo che in questo o quel punto della Galassia dovrebbe esserci una qualche razza con una civiltà allo stesso livello della nostra, o più progredita. Nessuno ha mai potuto indovinare dove o quando li avremmo incontrati. Ma a quanto pare, l’abbiamo fatto proprio noi, adesso!»

Gli occhi di Tommy lampeggiarono vividi.

«Ritiene che si mostreranno amichevoli, signore?»



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