
La Warren gli guardava le mani, e Lane si accorse di stringere ancora tra le dita le foglie secche che s’era premuto sul volto al momento di lasciare la radura. Le buttò via, impacciato. — Poco fa ho avuto un ottimo motivo per raccogliere quelle foglie. Ma immagino di avervi fatto l’effetto di essere un po’ matto.
La Warren grugnì, poco elegantemente. — E perché? — disse. — D’accordo, non capita spesso che la gente si presenti con in mano un mazzo di foglie morte, ma non mi è mai capitato di sentire un matto che considerasse strane le sue azioni, come invece avete fatto voi. Se poi vi interessate alla vita degli animali selvatici, forse potete aiutarmi voi. Sono preoccupata per gli avvoltoi. Quel pasticcio fa parte del mio problema — aggiunse, agitando una mano verso il misterioso aggeggio di filo di rame. — Venite giù fino alla roulotte, prenderemo una tazza di caffè. Sapete qualcosa sulla vita e le abitudini degli avvoltoi?
— Pochissimo — dovette ammettere Lane. Sapeva dove nidificavano, quasi sempre nei tronchi cavi e come difendevano il nido contro gli intrusi. Ma gli avvoltoi, con l’uso che facevano del loro becco, non gli erano molto simpatici.
— Andiamo — disse la Warren, e si avviò svelta, continuando a parlare. — Sto conducendo ricerche sulle sostituzioni infrasensorie. In certi casi un senso può sostituirne un altro. Prendiamo ad esempio le vipere. Sulla testa delle vipere c’è un nervo con il quale quei rettili percepiscono le minime variazioni di temperatura. Così riescono ad individuare le prede a sangue caldo anche al buio, quando gli occhi sono del tutto inutili. In questo caso la percezione del calore si sostituisce al senso della vista. I pipistrelli invece avvertono gli ostacoli con le orecchie. E gli avvoltoi al posto dell’olfatto debbono possedere un senso molto più affinato.
