
Lane ascoltava appena. A circa tre chilometri da lì qualcosa aveva tentato di ucciderlo, e lui non si era ancora ripreso. Per poco non era caduto vittima dello stesso nemico che sterminava cervi, orsi, linci, e anche altri uomini. Non aveva visto niente, aveva soltanto avvertito una specie di sibilo. Era assurdo eppure era capitato proprio a lui.
— Stavo già ottenendo buoni risultati — riprese la Warren un po’ irritata — ma da dieci giorni in qua, gli avvoltoi si comportano in modo strano. Si librano in aria, cercano il cibo, ma se io metto un’esca sulla quale una settimana fa si sarebbero precipitati, la ignorano completamente! È ridicolo! Sono arrivata alla conclusione che le esalazioni della decomposizione organica si possono scorgere visivamente, ma devo dimostrarlo. E per dimostrarlo ho bisogno appunto degli avvoltoi. Laggiù ci sono dei polli morti — indicò verso un punto con la grossa mano — e gli avvoltoi non li degnano di uno sguardo! Capricci? Gli avvoltoi si mettono a fare i capricci adesso? Oppure si tratta di quei dannati sistemi dinamici, che credo di aver individuato, ma soltanto a metà?
Si voltò accigliata verso Lane che si era fermato a guardare fisso una talpa. Era uscita all’aperto per morire. Uno spettacolo patetico: un mucchietto di pelo con le zampette rosee che spuntavano di sotto. Né mosconi né zanzare l’avevano toccata.
— È li da una settimana — disse, brusca, la Warren.
— Gli avvoltoi non hanno minimamente toccato certi conigli che ho incontrato prima — disse Lane — e non ci sono mosche intorno a questa talpa. — Rabbrividì. — Ho anche notato che non si sentiva puzzo nell’aria, dove c’erano i conigli. E c’è dell’altro…
