
Il cane mugolò un saluto mentre la Warren continuava a camminare.
— Un momento! — disse Lane. — Da che cosa sono scappati?
— Incubi — tagliò corto la Warren. — Dicevano che c’erano delle cose che si sedevano sul loro petto e non li lasciavano respirare. Passavano la notte con la testa sotto le coperte. Due cani e tutti i loro polli sono morti. Anche la mucca. Probabilmente di vecchiaia, ma quelli sono scappati parlando di incantesimi.
— Dio mio! — balbettò Lane sbalordito.
— Eh? — disse la Warren, allarmata dalla sua espressione. — Che cosa vi succede?
Lane faceva lavorare freneticamente il cervello. Collegò fra loro i vari fatti e con suo immenso stupore scoprì che collimavano perfettamente. Il risultato era assurdo, ma i fatti erano quelli.
— Comincio a pensare che quei poveri contadini siano stati molto saggi. Credo che vi racconterò quel che mi è successo.
E le riferì esattamente la sua avventura, senza aggiungere particolari, senza azzardare ipotesi.
— Adesso sapete perché quando ci siamo incontrati tenevo in mano delle foglie secche. Quelle foglie erano per me una specie di celata da usare in caso di bisogno — concluse.
La Warren lo fissò attenta, poi approvò. — Certo bisogna dimostrarlo. Dicono che ho troppa fantasia! Ma gli farò vedere cose che quelli neanche sospettano! Signor Lane — aggiunse poi — sono disperata. Tanto disperata da prendere in considerazione una storia assurda come la vostra, alla quale però credo. Ma spero di scoprire perché si comportano in modo tanto strano i locali “Cathertes aura septentrionalis”, gli avvoltoi, per voi. Restate a pranzo con me e ditemi tutto quello che sapete.
Mostro uggiolò disperatamente.
Poi si mise a ringhiare azzannando l’aria. Faceva un effetto strano e spaventoso vederlo tutto tremante digrignare i denti contro il niente.
Girava adagio su se stesso, mugolando come se stesse seguendo i movimenti di qualcuno invisibile. Era atterrito.
