
Di colpo si volse e si lanciò alla cieca azzannando nel vuoto, intorno a sé. Fece un balzo, girò su se stesso pazzamente, poi indietreggiò con le orecchie basse e la coda tra le gambe.
Lane si sentì irrigidire. Sapeva che cosa aveva sentito Mostro: alcuni lievi sibili, e forse qualche tocco sul pelo.
— Mi ha seguito — urlò. — Presto, nella roulotte!
Spinse avanti la Warren, mentre Mostro si rotolava a terra tentando di azzannare chissà che, e poi si buttava impazzito dentro un cespuglio continuando a ringhiare. Un attimo dopo ne balzò fuori, si precipitò verso la roulotte, e si lanciò attraverso là porta aperta quasi travolgendo la Warren.
— Dentro! — gridò Lane. — Presto! Prima che ci raggiunga!
Per un momento gli parve di sentire un lieve sibilo maligno, e di nuovo riprovò l’orrore di poco prima, nella radura, accanto ai conigli morti. Pensò agli animali che lottavano invano, sorpresi dal nemico nel loro regno, a tutte le bestie morte che aveva visto.
Il suono lamentoso diventò più forte, come se provenisse da diverse parti.
Spingendo freneticamente la Warren, si tolse la giacca e l’agitò nell’aria. Invisibile o no, voleva sapere se l’indumento toccava qualcosa.
— Presto! — ansimò ancora. — Presto, chiudiamo!
2
Dentro alla roulotte non accadde niente. Lane, accigliato, esaminò l’interno, assicurandosi che non ci fossero aperture.
Nella minuscola cucina c’era aperto lo sportellino del ventilatore. Lo chiuse, pur rendendosi conto che fra poco il caldo sarebbe stato insopportabile. Ma sentiva un brivido per la schiena al solo pensiero degli strangolatori invisibili che tentavano di introdursi all’interno. In un impeto di rabbia impotente cominciò a camminare su e giù.
— State fermo! — disse la Warren, con voce tesa, mentre si agitava a sua volta nello spazio limitato della roulotte. — Devo pensare. O siamo completamente matti o i padroni di Mostro erano gente più sensata di noi. Quei poveretti si tiravano le coperte sulla testa, e io li credevo stupidi. Ma al diavolo, forse avevano ragione loro!
