
— Voglio distruggerlo, bruciarlo — mormorò, rauco, Lane.
— È già morto — disse la Warren. — Però abbiamo saputo qualcosa d’interessante.
— Voglio essere ben sicuro che sia morto — ribatté Lane.
La Warren si strinse nelle spalle. Nel suo nascondiglio, il cane continuava a mugolare e a guaire. Dall’esterno venne un altro suono: un sibilo alto, acuto, come formato di tante voci, come se tante “cose” sibilassero rabbiosamente tutte assieme.
— Be’ — commentò la Warren — dopo tutto è stata una buona idea insistere che tutte le finestre fossero chiuse. L’amico aveva dei compagni fuori, e adesso sono venuti a dargli una mano.
— Come faccio a sapere che è davvero morto? — insistette Lane, sempre col sacco ben stretto in pugno.
— Prendete una medusa — gli rispose la Warren — mettetela dentro a un sacco di tela, e poi girate la bocca del sacco finché la medusa esca attraverso la tela. Non credo che possiate ancora dubitare che sia viva! Poco fa avete fatto esattamente questo. — E aggiunse, con impeto: — Era viva, la cosa. Viva! Aveva anche un certo grado d’intelligenza, anzi, forse un grado notevole. Sembra incredibile! E se adesso annusate l’aria, potete capire anche qualcosa del suo metabolismo. Ecco perché gli avvoltoi sembravano diventati capricciosi! Non c’erano più odori da “vedere”!
Rimase per un momento immobile, ad assaporare le sue scoperte. Poi andò dall’altra parte della stanza, e acceso un fiammifero, mise un po’ d’acqua sulla minuscola cucina a gas.
— Caffè — disse laconica. — Ci farà bene. Prendo qualche nota, mentre aspetto che l’acqua bolla. Piena di fantasia, eh? Glielo farò vedere io! Un sistema dinamico di gas, indubbiamente vivo, perché dotato di intelligenza, indeterminata ma dimostrabile, di reazioni emotive e anche di un certo grado di comunicabilità con gli altri individui della sua specie. L’abbiamo disturbato e ha chiamato gli altri. Si provino a classificare un Gizmo come quello! Si provino, se sono capaci!
