
Lane era madido di sudore. Quella “cosa” era l’assassino dei boschi e dei deserti.
I colpetti cessarono.
Lane continuò a restare sdraiato, immobile, inerte. Per la prima volta si rendeva conto dell’innaturale silenzio che lo circondava. Quella quiete adesso lo terrorizzava. Tese l’orecchio cercando di sentire ancora il suono della “cosa” che un istante prima gli sibilava vicino, o di avvertirne il movimento. Nessun rumore. Anzi no… Appena percettibile, non lontano di lì, mormorava un ruscello.
Molto tempo dopo Lane si mosse, con cautela. Nessun canto d’uccello ancora, né un ronzio d’insetto. Non un suono, tranne il fruscio prodotto dallo sfregamento del suo corpo contro la sterpaglia.
Si mise seduto e si guardò attorno, pallido da far paura. Scrutò in ogni direzione, piano, furtivamente, assicurandosi che nùn ci fosse proprio nulla tranne alberi e fogliame. Si alzò in piedi e mosse qualche passo.
Di nuovo gli mancò il respiro.
Non un segno stavolta, neppure i tocchi leggeri. La “cosa” s’incollò sulla sua faccia con un lieve sibilo. Lane poteva vedere attraverso quel velo, ma non respirare. Pieno d’orrore tornò indietro, si buttò a terra, e premendo la faccia contro le foglie secche respirò profondamente.
Qualche istante dopo, più calmo, si alzò di nuovo tenendo premute contro le narici un doppio strato di foglie, e respirando attraverso quelle. L’odore di muschio era fortissimo. Aspettava in preda alla disperazione, perché la “cosa”, che voleva ucciderlo, l’avrebbe certo visto muoversi. Non poteva sperare di svignarsela inosservato.
