«Era solo un cittadino di passaggio,» disse Judith rientrando nella stanza. «Pensate che porterà con sé degli amici da Londra?»

«Il suo messaggio diceva che arriverà oggi.» disse Susanna e aprì a ventaglio il lenzuolo, profumato di lavanda, sopra il letto. «Null’altro. Né se lo avrebbe accompagnato qualcuno né perché viene né quanto si tratterrà.»

«Si tratterrà, vedrete,» disse Judith, avvicinandosi per sistemare il lenzuolo sui fianchi del letto. «Spero che i suoi amici siano giovani e belli.»

Si udì un fruscio in cima alle scale. Ci fermammo tutte, piegandoci sopra il letto.

«Bess?» chiamò Susanna.

«No, la mia nipotina è fuori di casa tutta scoperta,» disse Joan, ed entrò scricchiolando. Indossava una gorgiera gialla così alta che sembrava soffocarla. Era la gorgiera che frusciava, o forse la crinolina di cuoio. «Le ho detto che si sarebbe presa la febbre miliaria. Le ho anche detto di mettersi addosso un mantello più pesante ma non mi ha dato ascolto.»

«Ha incominciato a nevicare, cognata?» domandai.

«No, ma non dovrebbe mancare molto.» Si sedette sul letto. «Non vi siete ancora vestita, e mio fratello sta per arrivare?» Allargò la sopraggonna sui due lati in modo da mettere in rilievo la sottoveste di raso. «Avete l’aspetto di una comunissima moglie di provincia.»

«Io sono una comunissima moglie di provincia,» dissi. «Buona sorella, dobbiamo rifare il letto.»

Si alzò in piedi, con la gorgiera che frusciava come se fosse l’insegna di una taverna. «Un freddo benvenuto per vostro marito,» disse. «Il letto sfatto, i bambini trascurati e voi in quell’abito così ordinario.» Si mise a sedere sul coperchio della cassapanca. «Un benvenuto invernale.»

Infilai con forza i cuscini nelle federe. «Dov’è vostro marito, signora?» le chiesi, mentre sistemavo i cuscini sul letto, pressandoli un poco sui lati per farli diventare ben rigonfi.



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