
Joan si portò per un attimo le mani al petto, poi si sistemò la gorgiera. «Che aspetto ha, Bess?» chiese alla bambina. «È molto cambiato?»
Elizabeth le rivolse un’occhiata impaziente. «Non l’ho mai visto prima d’ora. Non so nemmeno qual è dei quattro.»
«Quattro, hai detto?» disse Judith. «Gli altri sono giovani?»
«Te l’ho detto,» replicò Elizabeth, battendo i piedini. «Non so qual è.» Si aggrappò alla manica della madre. «Andiamo!»
Susanna mi tolse una piuma dal cappello. «Madre…?» disse.
Mi alzai in piedi, sempre aggrappandomi al coperchio della cassapanca come se fosse uno scudo. «Il letto non è ancora fatto,» dissi.
«Accidenti, io non permetterò che mio fratello arrivi senza nessuno che lo accoglie,» disse Joan. Sollevò la gonna da terra. «Vado giù da sola.»
«No!» dissi. Lasciai perdere la cassapanca. «Dobbiamo andare tutte insieme.» Presi Elizabeth per la mano e lasciai che mi guidasse lungo le scale davanti alle altre, in modo che Joan non potesse raggiungere la porta prima di me.
«Adesso mi sovviene,» disse lui. «Ho lasciato la coppa a Judith. E a Joan che cosa tocca?»
«I tuoi abiti,» risposi sorridendo. «Hai detto che almeno camminando avrebbe fatto meno rumore.»
«In fede mia, ella è posseduta da strani e numerosi rumori come scricchiolii, tintinnii, mugolii e muggiti…» Mi prese la mano. La sua era asciutta e ruvida come la sua camicia da notte, e calda come il fuoco. «Silenzio. Deve rimanere in silenzio. Avrei dovuto lasciarle qualcos’altro.»
«Il testamento le concede venti sterline all’anno e la casa di Henley Street. Non hai bisogno di comprare il suo silenzio. Non sa nulla.»
«È vero, ma se vedendo il mio cadavere rigido e freddo dovesse rendersi conto all’improvviso?»
«Che cos’è questo parlare di cadaveri?» dissi, ritraendo irritata la mano. Tirai il lenzuolo per coprirlo. «Tu hai solo passato una serata di bisboccia con i tuoi amici, e adesso hai la febbre. Ben presto tornerai a star bene.»
