
«È quello a cavallo?» domandò Elizabeth, stringendomi la mano intorpidita e saltellando su e giù.
«Non mi avevate detto che era di così bell’aspetto, madre,» mi sussurrò all’orecchio Judith.
Prese una cassetta metallica dietro di lui e la porse all’uomo tondeggiante, il quale la passò al signore con le piume e poi protese la mano per aiutarlo a smontare. Scese in modo strano, afferrandosi alla spalla imbottita con una mano, al collo del cavallo con l’altra, per poi issarsi e appoggiarsi sulla gamba sinistra. Fece un passo avanti con andatura rigida, fissandoci.
«Guardate come zoppica!» esclamò Joan.
Non sentivo il vento, anche se agitava il suo mantello corto e i capelli di Elizabeth. «Chi è mio nonno?» tornò a chiedere la bambina, danzando per l’impazienza.
Avrei dovuto risponderle, ma non riuscivo a parlare né a muovermi. Me ne stavo lì immobile come una statua, e lo guardavo. Sembrava più vecchio di me, con i capelli radi in cima alla testa. Non immaginavo che avesse un aspetto così senile. Il suo volto era segnato da rughe che gli conferivano un’aria triste, come se avesse dovuto sopportare troppe raffiche novembrine. Un volto invernale, triste e stanco ma non cattivo, né mai avevo pensato che potesse esserlo.
Il gentiluomo con il ventre rotondo si girò verso di noi e sorrise. «Signore, è un piacere conoscervi,» disse con un vocione allegro che ebbe la meglio anche sul vento. «La strada da Londra è stata molto lunga e io non speravo di incontrare alla fine delle così belle signore. Il mio nome è Michael Drayton. E questi due signori sono Gadshill…» indicò quello con la gorgiera, poi l’altro con la faccia da volpe, «…e Bardolph. Due attori, e io un poeta e un amante delle belle donne.» La sua voce e il suo modo di porgersi erano allegri, ma continuava a spostare nervosamente lo sguardo da me a Joan. «Suvvia, ditemi i vostri nomi e chi di voi è sua moglie e chi le figlie, in modo che io non parli a vanvera.»
