«Avanti, madre, parlate e date loro il benvenuto,» disse in un sussurro Judith, dandomi una leggera gomitata, ma io ancora non riuscivo a parlare, né a muovermi o a respirare.

Neanche lui si muoveva, benché Drayton lo tenesse d’occhio. Non riuscivo a leggere sul suo viso. Era sgomento, o contrariato, o solo stanco?

«Se non lo salutate voi, lo farò io,» sibilò Joan, piegando la testa verso di me con un rumore secco. Protese le mani verso di loro. «Benvenuti…»

Scesi dal porticato. «Marito, ti porgo il benvenuto,» dissi, e lo baciai sulla guancia segnata. «All’inizio non riuscivo a parlare, marito mio, tanto ero emozionata nel rivederti dopo tutto questo tempo.» Lo presi sottobraccio e mi rivolsi a mastro Drayton. «Porgo il benvenuto anche a voi, e a voi, e a voi,» dissi, facendo un cenno col capo in direzione degli altri due uomini. Quello con la gorgiera mostrava adesso un sorriso sciocco, mentre l’altro aveva sempre quell’espressione volpina. «È un benvenuto di provincia, semplice e povero, quello che possiamo offrirvi, ma il fuoco è acceso, la cena calda e i letti morbidi.»

«Sì, e le fanciulle graziose,» disse Drayton. Mi prese la mano e la baciò secondo l’uso francese. «Penso che resterò per tutto l’inverno.»

Gli sorrisi. «Suvvia, andiamo al caldo,» dissi.

«Come vi sembra. Madre?» mi bisbigliò Susanna mentre passavo. «Lo trovate molto cambiato?»

«Sì, molto cambiato,» risposi.


«Non ho lasciato niente a Drayton,» disse. «Avrei dovuto farlo.»

«Non ce n’è bisogno,» dissi, mettendogli un panno fresco sulla fronte. «È tuo amico.»

«Avrei dovuto lasciargli un pegno della mia amicizia. E a te un pegno del mio amore. Lo sai perché non posso lasciarti in eredità il mio patrimonio.» Mi afferrò la mano; la sua bruciava. «Se si venisse a sapere dopo la mia morte, non vorrei che si dicesse che ho comprato il tuo silenzio.»



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