
Kress, deliziato, si congratulò con se stesso per quel colpo di genio.
Quando il giorno dopo versò il cibo nella vasca, scoppiò una battaglia a tre per il suo possesso. I bianchi furono di gran lunga i vincitori. Da allora in poi, le guerre si susseguirono ininterrottamente.
Era passato quasi un mese dal giorno in cui Jala Wo gli aveva portato i re della sabbia, quando Kress azionò il proiettore di ologrammi, e la sua faccia si materializzò nella vasca. L’immagine ruotava lentamente, così il suo sguardo cadeva sui quattro castelli con equità. Kress trovava l’ologramma piuttosto somigliante: aveva il suo sogghigno beffardo, la bocca grande, le guance rotonde. Gli occhi azzurri scintillavano, i capelli grigi erano pettinati con cura con la scriminatura laterale secondo la moda, le sopracciglia erano sottili e aristocratiche.
Nel giro di poco, i re della sabbia si misero all’opera. Kress li foraggiava abbondantemente, mentre la sua immagine imperversava dall’alto del loro cielo. Le guerre furono temporaneamente sospese. Tutta l’attività era dedicata alla devozione.
Il suo volto comparve sulle mura dei castelli.
Da principio le quattro sculture gli sembrarono tutte uguali, ma, a mano a mano che il lavoro procedeva, analizzando le riproduzioni cominciò a distinguere piccole differenze tecniche e di esecuzione. I rossi erano stati i più creativi, e avevano usato minuscole schegge di ardesia per ricreare il grigio dei capelli. L’idolo dei bianchi gli pareva giovane e malvagio, mentre la faccia raffigurata dai neri — pur essendo di fatto identica nei tratti dava un’impressione di saggezza e di bontà.
