«Il pazzo sei tu, Simon» replicò Rakkis, sorridendo. «Il ragno del deserto cathadiano in genere si nutre di scavatori che si acquattano negli angoli e nelle fessure, per cui — be’, basterà che guardi — punterà diritto sui castelli e mangerà le mandibole.»

Kress aggrottò la fronte tra le risate generali. Non ci aveva pensato. «Su, muoviti!» disse in tono irritato, e andò a riempirsi di nuovo il bicchiere.

Il ragno era troppo grosso per passare attraverso il sistema di alimentazione. Due dei presenti aiutarono Rakkis a togliere il coperchio, e Malada Blane gli passò la scatola. Jad la scosse facendone cadere il ragno, che atterrò con leggerezza su una piccola duna di fronte al castello rosso, restò per un attimo confuso, la bocca in movimento, le zampe che si contorcevano minacciose.

«Su, fagli vedere» Io esortò Rakkis. Si raccolsero tutti intorno alla vasca. Simon Kress trovò i suoi occhiali ingranditori e se li infilò. Se stava per perdere mille standard, voleva almeno vedere bene lo spettacolo.

I re della sabbia avevano percepito l’invasore. In tutto il castello erano cessate le attività. Le piccole unità mobili rosse erano come irrigidite, in allerta.

Il ragno cominciò a muoversi verso l’oscura promessa dell’ingresso. Dall’alto della torre il volto di Simon Kress guardava giù impassibile.

D’un tratto scoppiò una grande agitazione. Le unità rosse più vicine si disposero a doppia V e scivolarono sulla sabbia verso il ragno. Altri guerrieri eruppero dall’interno del castello e si schierarono su tre linee per proteggere l’accesso al sotterraneo dove viveva la mandibola. Esploratori accorsero velocemente dalle dune, richiamati per combattere.

Si aprirono le ostilità.



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