I re della sabbia dilagarono subitaneamente sul ragno. Le mascelle si chiudevano di scatto su zampe e addome, e si aggrappavano. Unità rosse correvano su per le zampe dorate, verso il dorso dell’invasore. Mordevano e strappavano. Una di loro trovò un occhio, e lo estirpò con i suoi piccoli tralci gialli. Kress sorrise, indicandola.

Ma erano piccoli, e non avevano veleno: il ragno non si fermò. Le sue zampe facevano schizzare i re della sabbia da una parte e dall’altra. Le sue fauci gocciolanti ne trovarono altri, e li lasciarono spezzati e irrigiditi. Già una dozzina di unità rosse giacevano sul campo. Il ragno del deserto continuava ad avanzare. Passò attraverso le tre linee di guardiani davanti al castello, e queste gli si chiusero attorno, lo ricoprirono, in una lotta disperata. Un plotone di re della sabbia aveva staccato una zampa al ragno, notò Kress. I difensori saltarono giù dalle torri atterrando su quella pesante massa che avanzava a scatti, sussultando.

Sepolto sotto i re della sabbia, il ragno in qualche modo scivolò giù nell’oscurità e scomparve.

Jad Rakkis esalò un lungo respiro. Era pallido. «Fantastico!» disse qualcuno. Malada Blane gorgogliò una risata.

«Guarda!» esclamò Idi Noreddian, tirando Kress per un braccio.

Erano stati così assorti nella battaglia che si svolgeva in quell’angolo, che nessuno aveva notato l’attività nel resto della vasca. Ma adesso il castello era tranquillo, la sabbia deserta, a parte le unità mobili rosse senza vita, e allora videro che cosa era successo.

Tre eserciti si erano schierati davanti al castello rosso. Immobili, perfettamente allineati, una fila dietro l’altra, arancioni, bianchi e neri. Aspettavano di vedere che cosa sarebbe emerso dai sotterranei.

Simon Kress sorrise. «Un cordone sanitario» disse. «E prova un po’ a dare un’occhiata agli altri castelli, Jad.»

Rakkis lo fece, e imprecò. Squadre di unità mobili stavano sigillando le porte con sabbia e pietre. Se il ragno fosse in qualche modo sopravvissuto a quell’incontro, non gli sarebbe stato facile entrare negli altri castelli. «Avrei dovuto portare quattro ragni» commentò Jad Rakkis. «Comunque ho vinto. Il mio ragno adesso è giù che si mangia la tua stramaledetta mandibola.»



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