Essendo vicino all’astroporto, la strada era piena dì importatori: grandi empori con lunghe vetrine appariscenti, dove manufatti alieni rari e costosi troneggiavano su cuscini di feltro sullo sfondo di scuri drappeggi che lasciavano l’interno nel mistero. In mezzo a questi magazzini c’erano negozietti di rigattieri, polverosi tuguri che esponevano cumuli di cianfrusaglie provenienti da altri mondi. Kress cercò in entrambi i tipi di attività commerciali, con pari insoddisfazione.

Poi si imbatté in un negozio che era diverso.

Si trovava vicino all’astroporto. Kress non lo aveva mai visto prima. Occupava un piccolo edificio a un solo piano, tra un bar dell’euforia e un tempio-bordello della Segreta Sorellanza. Verso il fondo, Viale dell’Arcobaleno mostrava segni di degrado.

Il negozio in sé era insolito. Attirava l’attenzione.

Le vetrine erano piene di una specie di nebbia, ora rosso chiaro, ora grigia come la vera nebbia, poi scintillante e dorata. La foschia vorticava, formava mulinelli, illuminata da un vago bagliore proveniente dall’interno. Kress scorse la merce in vetrina: congegni, pezzi d’arte, altri oggetti che non riconosceva, ma non poteva vederli bene. La bruma fluiva morbidamente su di loro, svelando ora una parte ora l’altra, poi nascondendo tutto. L’effetto era intrigante.

Mentre stava guardando, la nebbia cominciò a formare delle lettere. Una parola per volta. Kress si fermò e lesse:


WO.E.OMBRA.IMPORTATORI.MANUFATTI.ARTE.FORMEDIVITA.E.MISC.

La scritta si bloccò. Attraverso la nebbia, Kress vide qualcosa che si muoveva dentro il negozio. Quello e il termine “formedivita” nel messaggio promozionale furono sufficienti. Si gettò la mantella da passeggio sopra la spalla e varcò la soglia.

Una volta dentro, Kress restò disorientato. L’interno appariva spazioso, molto più grande di quanto facesse supporre la facciata relativamente modesta. Era poco illuminato, silenzioso. Il soffitto mostrava un panorama stellare, con tanto di nebulose a spirale, molto buio e realistico, bellissimo. Tutti i banconi luccicavano debolmente, per esporre al meglio la merce che contenevano. I corridoi erano ricoperti da una bassa coltre di nebbia, che in certi punti gli arrivava quasi alle ginocchia e turbinava attorno ai piedi quando camminava.



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