Infine, uno degli operai con quattro braccia entrò nella vasca e scavò una profonda buca in ogni angolo. Un collega gli passò le mandibole in letargo, prelevandole una per una dalle valigette criogeniche da ibernazione. Il loro aspetto era insignificante. Kress pensò che sembravano pezzi di carne cruda mezzo putrefatta e picchiettata. Provvisti di una bocca.

L’alieno le seppellì, una in ogni angolo della vasca. Poi gli assistenti di Wo sigillarono tutto e se ne andarono.

«Il caldo farà uscire le mandibole dal letargo» spiegò Wo. «In meno di una settimana, le unità mobili cominceranno a dischiudersi e a salire in superficie. Si assicuri di dare loro molto da mangiare. Avranno bisogno di tutte le loro forze, finché non si saranno ambientate. Credo che nel giro di tre settimane comincerà a vedere i castelli.»

«E la mia faccia? Quando la scolpiranno?»

«Attivi l’ologramma tra circa un mese» lo istruì «e abbia pazienza. Per qualsiasi problema, non esiti a chiamare. Wo e Ombra sono al suo servizio.» Fece un inchino e se ne andò.

Kress tornò verso la vasca e si accese un bastoncino-della-gioia. Il deserto era vuoto e silenzioso. Impaziente, tamburellò con le dita sulla parete di plastica, e si accigliò.


Il quarto giorno Kress ebbe l’impressione di scorgere del movimento sotto la sabbia, cenni di attività carsiche.

Il quinto giorno vide la prima unità mobile, bianca e solitaria.

Il sesto giorno ne contò una dozzina, bianche, rosse e nere. Quelle arancioni erano in ritardo. Buttò nella vasca una ciotola di avanzi mezzo avariati. Le unità mobili avvertirono subito la presenza del cibo, accorsero e cominciarono a trascinare i pezzi nei rispettivi angoli. Ogni gruppo era ben organizzato. Non lottavano. Kress era un po’ deluso, ma decise di dare loro del tempo.



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