
— La ricetrasmittente per l’accostamento cieco si chiama “palpapiano” — informò Burman.
— Ecco! — disse McNaught, come se questo fosse una conferma. — Dunque lei farà un anècord. Dovrà essere finito e pronto per l’ispezione entro domani sera alle sei: sarà meglio che sia convincente, anzi, che piaccia. Meglio ancora, deve funzionare in modo convincente.
Burman si alzò, lasciò ciondolare le braccia e disse con voce fosca: — Come posso fare un anècord se non so nemmeno che cos’è?
— Nemmeno Cassidy lo sa — chiarì McNaught, lanciandogli un’occhiata furba. — È uno che controlla più la quantità che il resto, e allora le cose le conta, le guarda, dichiara che esistono, accetta che gli si dica se funzionano bene o se sono consumate. Tutto quello che c’è da fare è mettere su un sarchiapone impressionante e dirgli che è l’anècord.
— Oh, Mosè! — esclamò Burman fremendo.
— Non fidiamoci tanto dell’incerta assistenza dei personaggi biblici — replicò McNaught. — Usiamo il cervello che Dio ci ha dato. Prenda in mano il suo saldatore e faccia un anècord fuori classe per domani sera alle sei. È un ordine! — E se ne andò, soddisfatto di questa soluzione. Dietro di lui Burman guardava cupo la parete. Si passò la lingua sulle labbra una, due volte.
Il contrammiraglio Vane W. Cassidy arrivò puntualissimo. Basso, panciuto, di aspetto florido, aveva degli occhi simili a quelli di un pesce morto da un pezzo e un’andatura marziale.
— Dunque, capitano, spero che tutto sia in ordine.
— Come da regolamento, tutto è in ordine assicurò McNaught con sollecitudine. — Provvedo io stesso. — Parlava convinto.
— Bene! — approvò Cassidy. — Mi piace un comandante che prende sul serio le proprie responsabilità: e, mi dispiace ammetterlo, ce ne sono alcuni che non lo fanno. — Entrò attraverso il boccaporto principale e i suoi occhi da merluzzo presero nota dello smalto bianco appena dato. — Dove preferisce cominciare, a prua oppure a poppa?
