
— Il mio inventario procede da prua a poppa; potremmo seguire il medesimo ordine.
— Molto bene. — Trotterellò con aria ufficiale verso prua e si fermò un attimo per strada per dare una pacca a Peaslake e dare un’occhiata al collare. — Ben tenuto, vedo. L’animale si è rivelato utile?
— Ha salvato cinque vite su Mardia, abbaiando per avvertire.
— Immagino che i particolari siano stati registrati nel suo libro di bordo?
— Sissignore. Il libro è nella sala comando, in attesa della sua ispezione.
— Ci arriveremo a tempo debito. — Raggiunta la cabina di prua, Cassidy prese un sedile, accettò il raccoglitore da McNaught e partì ad andatura sostenuta: — K1 Radiobussola tipo D, una.
— È questa, signore — disse McNaught mostrandogliela.
— Funziona sempre correttamente?
— Sissignore.
Continuarono, raggiunsero il bugigattolo dell’intercom, la sala del calcolatore e dopo una serie di altri locali arrivarono in cucina. Qui se ne stava Blanchard, vestito di un abito bianco, fresco di lavanderia. Guardò il nuovo venuto con attenzione.
— V147. Forno elettronico, uno.
— È questo — disse Blanchard indicandoglielo con disgusto.
— Soddisfacente? — si informò Cassidy, gettandogli la sua occhiata da pesce.
— Non abbastanza grande — dichiarò Blanchard, e con un gesto espressivo abbracciò tutta la cucina. — Niante abbastanza grande. Posto troppo piccolo. Tutto troppo piccolo. Io sono chef de cuisine e questa cuisine è un solaio.
— Questa è una nave da guerra, non da crociera di lusso — scattò Cassidy e tornò accigliato sulla lista: — V148. Segnatempo forno elettronico, completo di attacco, uno.
— È questo — disse Blanchard in tono aspro, pronto a filarlo fuori dal primo boccaporto, se Cassidy gliene avesse data l’occasione.
