
— Eccolo, signore — disse con difficoltà.
— Ah! — Cassidy lasciò la sedia e si avvicinò per dare un’occhiata da presso. — Non mi ricordo di aver già visto questo apparecchio, ma ci sono tanti modelli differenti per il medesimo scopo. Funziona ancora bene?
— Sissignore.
— È una delle cose più utili a bordo della nave — contribuì McNaught per fare buon peso.
— Che cosa fa? — domandò Cassidy, invitando Burman a gettargli una perla di sapienza. Burman impallidì.
McNaught intervenne rapidamente: — Una spiegazione completa sarebbe piuttosto tecnica e involuta ma, semplificando al massimo, questo ci dà la possibilità di individuare una posizione di equilibrio tra due campi gravitazionali opposti. Le variazioni di luce indicano l’estensione e il grado dello sbilanciamento in qualsiasi momento.
— È un’applicazione geniale — aggiunse Burman, reso di colpo audace da queste notizie — basata sulla Costante di Finagle.
— Capisco — disse Cassidy, senza capire nulla. Riprese la sua sedia, vistò l’anècord e continuò: Z44. Centralino automatico, quaranta linee intercom, uno.
— Eccolo, signore.
Cassidy gli gettò un’occhiata, poi tornò a guardare il foglio. Gli altri approfittarono di questa momentanea distrazione per asciugarsi il sudore dalla fronte. Vittoria.
Tutto filava bene.
Per la terza volta: ah!
Il contrammiraglio Vane W. Cassidy se ne partì contento e complimentandosi. Nel giro di un’ora l’equipaggio si era precipitato in città. McNaught fece a turno con Gregory per godersi l’allegria delle luci. Per i cinque giorni che seguirono tutto fu pace e divertimento.
Il sesto giorno Burman portò un messaggio, lo fece scivolare sul tavolo di McNaught e aspettò la reazione: aveva l’aspetto soddisfatto e sereno di uno che vede finalmente il premio per la sua virtù.
