Q.G. Terra a Bustler. Tornate base immediatamente per revisione e modifiche. Sarà istallato nuovo impianto motore. Feldman. Comando Opermarina. Settsirio.


— Torniamo sulla Terra — commentò allegro McNaught. — E “modifiche” significa almeno un mese di licenza. — Volse gli occhi a Burman. — Dica a tutti gli ufficiali in servizio di scendere in città e di far rientrare l’equipaggio a bordo. Verranno di corsa, quando sapranno perché.

— Sissignore — disse Burman con un largo sorriso.

Stavano ancora tutti sorridendo due settimane dopo, quando Siriport era lontano dietro di loro e il Sole si era ingrandito fino a divenire una macchiolina confusa nella nebbia sfolgorante del cielo stellato a prua. Ancora undici settimane di viaggio, ma ne valeva la pena: si torna a Terra. Hurrà!

I sorrisi svanirono improvvisamente nella cabina del capitano una sera che Burman assunse un’aria da crisi. Entrò, si morse il labbro superiore, e attese che McNaught finisse di scrivere nel libro di bordo. Infine McNaught mise da parte il libro, guardò in su, si accigliò: — Che, c’è? Ha il mal di pancia o qualcosa del genere?

— Nossignore. Ho pensato.

— E le fa molto male?

— Ho pensato — insistette Burman in tono funereo. — Stiamo tornando indietro per una revisione. Lei si renderà conto di quello che significa: usciremo dalla nave mentre ci entrerà un’orda di esperti. — Sbarrò gli occhi drammaticamente: — Esperti, ho detto.

— Naturalmente, saranno degli esperti — acconsentì McNaught. — Le dotazioni non possono essere provate e messe a punto da un branco di stupidi.

Burman precisò: — Ci vorrà ben più di un semplice esperto, per mettere a punto l’anècord. Ci vorrà un genio!

McNaught si dondolò all’indietro e cambiò espressione come se gettasse una maschera. — Giuda ballerino! Mi ero completamente dimenticato di quella storia. Quando arriveremo sulla Terra, non riusciremo a far fessi quei ragazzi.



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