
— Lo trovi lei — suggerì Blanchard.
— Lei ha un diploma della Scuola di Cucina Hôtels Internazionali. Lei ha un diploma del Corso di Cucina del Cordon Bleu. Lei ha un diploma con tre lodi del Centro Alimentare della Marina Spaziale — chiarì McNaught. — Tutto questo… e non sa che cosa sia un anècord.
— Nom d’un chien! — proruppe Blanchard, gesticolando. — Le dico mille volte chi non existe anecòrd. Un anecòrd non è mai existito. Escoffier in persona non potrebbe trovare questo anecòrd chi no existe. Forse io sono un mago?
— Fa parte delle dotazioni della cucina, continuò McNaught. — Deve essere così perché è a pagina nove e pagina nove vuol dire che il suo posto giusto è la cucina e la cucina è sotto il controllo del capocuoco.
— Ma bitte! — ritorse Blanchard. Indicò una scatola metallica sulla parete. — Amplificatore intercom. È mio, quello?
McNaught ci pensò sopra e concesse: — No, è di Burman. I suoi aggeggi sono dappertutto, a bordo.
— Allora, domandi a lui di questo stupido anecòrd — disse Blanchard trionfante.
— Lo farò. Se non è della cucina è di Burman. Prima finiamo questo controllo. Se non sono sistematico e pignolo fino in fondo, Cassidy mi toglierà i gradi. — Percorse con gli occhi la lista. — V1099. Collare con scritta, cuoio, borchie ottone, per cane. Inutile cercarlo, l’ho visto io cinque minuti fa. — Vistò la voce e continuò: — V1100. Cuccia, cesto vimini, una.
— È questo — disse Blanchard calciandola da parte.
— V1101. Cuscino gommapiuma per cuccia, uno.
— Metà — ribatté Blanchard. — In quattro anni ha mangiato l’altra metà.
— Forse Cassidy ce ne farà avere uno nuovo. Non importa. Siamo a posto finché possiamo esibire almeno la metà che abbiamo. — McNaught si fermò, chiuse il raccoglitore. — Qui abbiamo finito; andrò da Burman per questa voce che manca.
Il gruppo di controllo si mosse.
Burman spense un ricevitore u.h.f., si tolse la cuffia e sollevò un sopracciglio interrogativamente. McNaught spiegò: — Nella cucina manca un anècord. Dov’è?
