— Perché lo chiede a me? La cucina è nelle mani di Blanchard.

— Non del tutto. Ci passano un mucchio di cavi suoi. Lei ha due scatole di derivazione e anche un interruttore automatico e un amplificatore intercom. Dov’è l’anècord?

— Mai sentito — disse Burman, perplesso.

— Non mi risponda così! — urlò McNaught. — Ne ho abbastanza di sentirlo dire da Blanchard. Quattro anni fa avevamo un anècord, e qui c’è scritto: questa è la copia dell’elenco che abbiamo controllato e firmato noi; dice che abbiamo firmato per un anècord, e quindi ne dobbiamo avere uno. Deve essere trovato prima che Cassidy arrivi qui.

— Mi spiace, signore — conciliò Burman — ma non la posso aiutare.

— Può pensarci ancora — suggerì McNaught. — Su a prua c’è un indicatore di direzione e distanza: come lo chiama, lei?

— Indid — disse Burman incuriosito. McNaught continuò, indicando la trasmittente a impulsi: — E quella, come la chiama?

— Bip-bip.

— Nomignoli, visto? Indid e bip-bip: adesso si sprema le meningi e si faccia venire in mente che cosa lei chiamava anècord quattro anni fa. — Burman affermò: — Niente è mai stato chiamato anècord, che io sappia.

— E allora — domandò McNaught — perché abbiamo firmato per un anècord?

— Io non ho firmato per niente, signore; ha firmato lei tutte le liste.

— Ma mentre lei e gli altri controllavate. Quattro anni fa, presumibilmente in cucina, io ho detto: “Anècord, uno”, e o lei o Blanchard lo avete indicato e avete detto: “Sì”. Io ho avuto la parola di qualcuno su questo; io devo accettare la parola degli specialisti. Io sono un esperto navigatore, al corrente di tutti i più recenti ritrovati per la navigazione, ma non di questa roba. Così sono costretto a fidarmi di chi sa che cos’è un anècord… o dovrebbe saperlo.



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