
Carr fece per girare il foglietto per vedere se la ragazza aveva scribacchiato qualcosa anche sull’altro lato, quando…
— No, ho da accendere — disse ancora l’uomo basso e grasso.
Carr lo guardò e dimenticò ogni altra cosa. L’uomo basso e grasso aveva acceso un fiammifero e lo teneva racchiuso nella coppa formata dalle mani a circa sei centimetri dalle labbra curiosamente contratte. Sorrise grato al di sopra delle mani chiuse a coppa verso la poltroncina vuota di Carr. Poi con una mano scosse il fiammifero per spegnerlo e spostò l’altra verso le labbra dove si arrestò un attimo per poi spostarla verso l’esterno, a una trentina di centimetri dal viso, con l’indice e il medio tesi come quelli d’un prete benedicente. Dopo un breve intervallo la mano tornò ad avvicinarsi alle sue labbra e venne ripetuta l’inspirazione sibilante, e l’uomo basso e grasso buttò indietro la testa ed esalò attraverso le narici serrate.
Era ovvio che l’uomo stava fumando una sigaretta.
Soltanto che non c’era nessuna sigaretta.
Carr avrebbe voluto scoppiare a ridere: c’era qualcosa di tremendamente buffo in quei movimenti così realistici! Ricordò le pantomime durante il corso di recitazione all’università. Si fingeva di guidare una macchina o di mangiare o di scrivere una lettera senza nessun materiale di scena, mimando i movimenti. In quel corso, l’uomo basso e grasso si sarebbe guadagnato un 10 e lode.
— Sì esatto — disse l’uomo rivolgendosi alla poltroncina vuota di Carr mentre agitava le dita sopra il portacenere rivestito di un’appiccicosa plastica marrone.
D’un tratto, Carr perse ogni desiderio di ridere. Era ovvio, nel modo in cui qualunque cosa del genere poteva essere ovvia, che quell’uomo non era un attore.
— Sì, l’ho fatto per circa otto mesi. Ci sono arrivato passando dalla catena di montaggio delle saldature — continuò l’uomo basso e grasso fra una tirata immaginaria e l’altra. — Stavo per fare il mio secondo test quando io e mia moglie abbiamo deciso di trasferirci qui per star lontani da sua madre.
