
E se tutte le parole e le frasi che la gente diceva, e che sembravano tanto ricche di significato, fossero state soltanto qualcosa di registrato su una specie di disco fonografico un milione di anni prima?
E se foste stato completamente solo?
Per un istante ancora la catena dei suoi pensieri (era stata questione soltanto di pochi momenti) lo tenne paralizzato. Poi si riebbe con un sussulto.
La vita rifluì nell’ufficio. La gente si muoveva e parlava. Carr quasi scoppiò in una fragorosa risata per quel suo assurdo spasimo di terrore. Com’era stato idiota ad allarmarsi perché Tom, che senza dubbio era stizzito nei suoi confronti a causa della loro recente conversazione, aveva temporaneamente ignorato una domanda borbottata che forse non aveva neppure sentito! O perché la stessa cosa gli era successa con il dottor Wexler, la cui sordità e le costanti preoccupazioni erano note a tutti! E com’era stato sciocco da parte sua perdere il controllo soltanto perché si era trovato per le mani un candidato che era un po’ psicotico!
Si raddrizzò e tornò alla propria scrivania, cauto ma fiducioso.
L’uomo basso e grasso stava ancora farfugliando all’aria ma il suo volo era ritornato del colore originario. Carr lo ignorò e abbassò gli occhi sulla scheda che la signorina Zabel gli aveva portato qualche minuto prima.
— Jimmie Kozacs. Età 43 anni.
L’uomo pareva all’incirca di quell’età.
Un po’ più in basso sulla scheda Carr lesse altre parole: — Ispettore al Magnetismo. — Se ricordava bene, i compiti del lavoro in questione concordavano con le cose che l’uomo aveva detto. L’uomo a questo punto si alzò. Di nuovo raccolse qualcosa nell’aria. — Così, tutto quello che devo fare è mostrargli questo al cancello? — commentò con voce grave. — Grazie molte, ehm… — Gettò un’occhiata alla targhetta col nome sulla scrivania di Carr. — …signor Mackay. Ah, state pure comodo. Be’… grazie.
