
Quando il libro uscì, nel 1953, scoprii che avevano cambiato il titolo senza consultarmi e che adesso si chiamava The Sinful Ones (letteralmente: I peccatori); avevano titolato i vari capitoli in modo che il contenuto sembrasse un po’ sexy e il tutto era abbinato a un romanzo breve sulle avventure di una torera che si chiamava Sangue, tori e passione. Esaminando il libro più attentamente, notai che la redazione aveva “rinforzato” due o tre delle mie scene d’amore nel tipico stile soft porn degli anni Cinquanta, che oggi ci sembra del tutto innocente proprio a causa del linguaggio.
Non bisogna invidiare gli scrittori che lavorano in un periodo di graduale liberalizzazione e indebolimento della censura. È molto meglio, da un punto di vista artistico, scrivere quando la censura è forte e intransigente o quando è assente del tutto. Lo so per esperienza personale.
Nei periodi di transizione lo scrittore che decida di affrontare il tema del sesso sarà indotto inevitabilmente a spingersi un po’ più avanti di quanto lui stesso o i suoi colleghi abbiano fatto fino a quel punto, col risultato che ricorrerà a tutta una serie di espressioni e metafore “incomplete” che, nel giro di pochi anni, cominceranno a suonare bizzarre, grottesche o addirittura ridicole.
Uno dei romanzi più belli e commoventi che abbia mai letto è All Men Are Enemies di Richard Aldington, ma sfogliate le poche scene erotiche (soprattutto quella in cui gli amanti fanno il bagno) e vedrete come si trasforma il linguaggio… L’unico modo in cui possa descriverlo è “curioso, molto curioso”.
