Sì, volevo avvicinarmi a loro. Volevo suonarla anch’io, e magari rendere famoso il piccolo complesso sconosciuto Satan’s Night Out. Ero pronto a riemergere.

Impiegai una settimana, più o meno. Mi nutrii del sangue fresco dei piccoli animali che vivono sottoterra, quando riuscivo a prenderli. Poi incominciai a risalire verso la superficie, dove potei chiamare i ratti. Quindi non fu troppo difficile catturare qualche felino e infine l’inevitabile vittima umana, anche se dovetti attendere a lungo per incontrarne una del tipo particolare che cercavo… un uomo che avesse ucciso altri mortali e non ne provasse rimorso.

Finalmente ne arrivò uno; passò lungo la recinzione, un giovane maschio con la barba grigia che aveva assassinato un suo simile in una località lontana, dall’altra parte del mondo. Un vero assassino. E… oh, quel primo assaggio della lotta umana e del sangue umano!

Non fu un problema rubare indumenti nelle case vicine e riprendere una parte dell’oro e dei gioielli che avevo nascosto nel Cimitero Lafayette.

Naturalmente, ogni tanto mi spaventavo. Il puzzo delle sostanze chimiche e della benzina mi dava la nausea. Il ronzio dei condizionatori d’aria e il sibilo degli aerei a reazione mi ferivano le orecchie.

Ma a partire dalla terza notte dopo la mia resurrezione, cominciai a girare per New Orleans su una grossa, rombante Harley-Davidson nera e a fare fracasso anch’io. Cercavo altri assassini di cui nutrirmi. Portavo una splendida tuta di pelle nera che avevo sottratto a una delle mie vittime e avevo nella tasca un piccolo Walkman Sony che mi riversava nella testa l’Arte della Fuga di Bach attraverso la minuscola cuffia mentre sfrecciavo di qua e di là.

Ero ridiventato il vampiro Lestat. Ero tornato in azione. New Orleans era di nuovo il mio territorio di caccia.



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