— Cosa puoi dirmi in cinque secondi che io non sappia già? — ribatté secco. — Parla adesso.

— Ti voglio qui con me — rispose Marilyn, con la sua consueta, totale mancanza di discrezione. — Devi venire. Non ti vedo da sei mesi, e in questo periodo ho pensato molto a te. E in particolare a quell’ultima audizione.

— Okay. — Jason si sentiva amareggiato e risentito. Ecco la ricompensa per avere cercato di far fare camera a una senza talento. Riappese rabbioso, si girò verso Heather e disse: — Sono contento che tu non l’abbia mai incontrata. È una vera…

— Stronzate — scattò Heather. — Io non l’ho “mai incontrata” perché tu hai fatto in modo che questo non succedesse.

— Comunque — disse lui, virando a dritta con l’aerauto, — le ho procurato non una ma due audizioni, e ha fatto cilecca. E, per non perdere la propria autostima, deve dare la colpa a me. In un modo o nell’altro, sono stato io a farle fare fiasco. Hai presente il quadro, no?

— Ha due belle tette? — chiese Heather.

— Be’, effettivamente… — Jason sorrise e Heather rise a gola spiegata. — Conosci il mio punto debole. Però la mia parte l’ho fatta. Le ho procurato un’audizione. Due. L’ultima è stata sei mesi fa e so benissimo che lei ci sta ancora rimuginando sopra. Chissà cos’ha dirmi.

Impostò sul modulo di comando una rotta automatica per il condominio di Marilyn, con il suo tetto piccolo ma sufficiente per l’atterraggio.


— Probabilmente è innamorata di te — aggiunse Heather, mentre Jason eseguiva le manovre di atterraggio. Poi fece scendere la scaletta.

— Come altri trenta milioni di donne — disse allegramente Jason.

Heather si mise comoda sul sedile ribaltabile della Rolls.

— Non stare via troppo altrimenti, te lo giuro, decollo senza di te.



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