— Probabilmente pensavi che fossimo a letto assieme — disse lui debolmente.

— Il dottore — continuò Heather — ha detto che, se fossero trascorsi altri quindici secondi, saresti rimasto vittima della violazione somatica, come la chiama lui. L’ingresso di quella cosa nel tuo corpo.

— La cosa l’ho sistemata — rispose Jason. — Ma non sono riuscito a eliminare tutti i tubi di suzione. Era troppo tardi.

— Lo so. Me l’ha detto il medico. Ti opereranno al più presto. Forse riusciranno a fare qualcosa, se i tubi non sono penetrati troppo in profondità.

— Sono stato bravo nel momento cruciale — sussurrò Jason. Chiuse gli occhi e sopportò il dolore. — Ma non abbastanza. Non del tutto. — Riaprì gli occhi e vide che Heather stava piangendo. — La situazione è così drammatica? — le chiese. Alzò una mano e prese quella di lei. Sentì tutto il suo amore quando Heather gli strinse le dita, e poi ci fu il nulla. A parte il dolore. Ma nient’altro: né Heather, né l’ospedale, né gli infermieri, né le luci. E nessun suono. Era un momento eterno.

2

La luce riprese a filtrare, come attraverso una membrana di luminescenza rossa. Aprì gli occhi e alzò la testa per guardarsi attorno. In cerca di Heather o del medico.

Era solo nella stanza. Nessun altro. Un cassettone con uno specchio venato da crepe. Vecchie, orribili applique che sporgevano dalle pareti sporche di grasso. E da qualche parte, nelle vicinanze, il suono di un televisore.

Non era in un ospedale.

E Heather non era con lui. Jason sperimentò la sua assenza, il vuoto totale di tutto senza di lei.

“Dio” pensò, “cos’è successo?”

Il dolore al petto era svanito, assieme a tante altre cose. Scosso, scostò la lercia coperta di lana, si mise a sedere, si grattò pensieroso la testa, chiamò a raccolta la sua vitalità.



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