
Jason infilò la mano in una tasca interna del suo vestito da sartoria di pura seta (forse nel mondo intero ne esistevano dieci) ed estrasse una mazzetta di banconote emesse dal governo. Tante banconote compresse in un nutrito mucchietto.
— Non dovresti portare addosso tanto denaro — gli disse acida Heather, nel tono che lui odiava a morte: quello della madre piena di pregiudizi.
Lui disse: — Con questi… — sventolò la mazzetta —… possiamo comperarci l’accesso a qualunque…
— Se qualche studente non registrato che è scappato ieri sera da un campus, magari scavando una galleria, non ti taglia la mano all’altezza del polso e scappa con tutto quanto. La tua mano e il tuo denaro vistoso. Tu sei sempre stato vistoso. Sgargiante ed eccessivo. Guarda la tua cravatta. Guardala! — Adesso Heather aveva alzato la voce. Sembrava arrabbiata sul serio.
— La vita è breve — disse Jason. — E la prosperità ancora di più. — Ma rimise la mazzetta nella tasca interna della giacca, lisciando la protuberanza che creava nel suo abito per il resto impeccabile. — Volevo comperarti qualcosa con quei soldi. — In realtà, l’idea gli era venuta lì per lì. Quel che aveva avuto intenzione di fare con il denaro era qualcosa di un po’ diverso: voleva portarselo a Las Vegas, ai tavoli del Black-jack. Come Sei, poteva vincere sempre a Black-jack: era in vantaggio su tutti, anche sul banco. “Anche” pensò perfidamente “sul boss del casinò.”
— Stai mentendo — disse Heather. — Non volevi comperarmi qualcosa. Non lo fai mai. Sei così egoista, pensi sempre a te stesso. Quelli sono soldi per una scopata. Ti comprerai una bionda pettoruta e ci andrai a letto. Probabilmente nella nostra casa di Zurigo, che, come sai, io ormai non vedo da quattro mesi. Potrei anche essere incinta.
A Jason parve strano che lei dicesse una cosa simile, fra tutte le accuse che potevano affacciarsi alla parte cosciente della sua mente. Ma in Heather c’erano molte cose che lui non capiva: Heather le teneva per sé, con lui come con i suoi fan.
