
Però con gli anni aveva imparato molto sul suo conto. Sapeva, per esempio, che sei anni prima lei aveva avuto un aborto, un altro segreto ben custodito. Sapeva che in un certo momento era stata illegalmente sposata con il leader di una comune di studenti, e che per un anno aveva vissuto nelle conigliere della Columbia University assieme agli studenti barbuti e puzzolenti che pol e naz costringevano a restare nel sottosuolo per tutta la vita. Polizia e guardia nazionale circondavano ogni campus, impedivano agli studenti di riversarsi al di fuori come ratti neri in fuga da una nave che imbarcasse acqua.
E sapeva che un anno prima Heather era stata arrestata per possesso di droga. Solo la sua famiglia, ricca e potente, era riuscita a tirarla fuori da quel guaio: soldi e carisma e fama non avevano funzionato quando si era trovata a faccia a faccia con la polizia.
Heather si era procurata qualche cicatrice, ma lui sapeva che adesso stava bene. Come tutti i Sei, possedeva enormi capacità di recupero. Una dote meticolosamente inserita in ognuno di loro. Assieme a molto, molto altro. Nemmeno lui, a quarantadue anni, sapeva tutto delle loro doti. E anche a lui erano successe molte cose. Più che altro aveva lasciato dietro di sé alcuni cadaveri: i resti di altri uomini di spettacolo che aveva calpestato nella sua lunga scalata verso la vetta.
— Queste cravatte “vistose”… — cominciò, ma poi ronzò il telefono dell’aerauto. Afferrò il ricevitore. Probabilmente era Al Bliss con i dati di ascolto dello show.
Invece no. Gli giunse la voce di una ragazza, acuta e stridula, all’orecchio. — Jason?
— Sì — rispose lui. Mise la mano sul microfono dell’apparecchio e disse a Heather: — È Marilyn Mason. Perché diavolo le ho dato il numero della mia aerauto?
— Chi diamine è Marilyn Mason? — chiese Heather.
