
Gli occhi di Ferd, attraverso il muro, i palazzi, il parco, altri palazzi, guardavano l’orizzonte. — Devi afferrare il quadro. Non parlo di vere spille di sicurezza o di veri ometti. Ho dato un nome a questi altri… “falsi amici”, li chiamo. Nel francese, al liceo, dovevamo stare attenti alle parole che assomigliavano a quelle inglesi ma che in realtà sono molto differenti. “Faux amis”, le chiamavano. Falsi amici. Pseudospille. Pseudoometti… Chi li mangia? Non lo so per certo. Forse degli pseudoaspirapolvere.
Con un altro gemito il suo socio si batté la mano contro la coscia. Esclamò: — Ferd, Ferd, peramordidio! Sai che cos’hai che non va? Parli delle ostriche ma hai dimenticato a che cosa servono. Hai dimenticato che ci sono due generi di persone nel mondo. Chiudi quei libri, i libri sugli insetti e quelli di francese. Esci, mescolati alla gente. Sborniati di birra. Sai che facciamo? La prossima volta che Norma, la cicciona con la bici da corsa, la prossima volta che viene qui, prendi tu la bici da corsa rossa e nei boschi con lei ci vai tu. A me non importa. E credo che non importerà neanche a lei. Non troppo.
Ma Ferd disse di no. — Non voglio più toccare la bicicletta da corsa rossa. Mi fa paura.
A questo punto Oscar lo tirò in piedi, lo trascinò mentre protestava dietro il negozio e lo costrinse a salire sulla bici francese. — La sola maniera di conquistarla, se la temi!
Ferd cominciò ad andare oscillando, bianco in faccia. E un istante dopo rotolava al suolo, malconcio, urlante.
Oscar lo districò dalla bicicletta.
— Mi ha fatto cadere! — gridò Ferd. — Ha cercato di uccidermi. Guarda… sangue!
