— Perché non c’è mai una spilla di sicurezza? — si rodeva la donna cercando di qua e di là. Le spille di sicurezza non ci sono mai.

Ferd aveva emesso borbottii di simpatia ed era andato a vedere se ne aveva qualcuna; però, sebbene fosse sicuro di averne un po’ nel retrobottega, non era riuscito a trovarne. Così se ne erano andati con il pannolino legato da un Iato in un nodo informe.

A colazione Ferd disse che era stato un peccato per le spille di sicurezza. Oscar affondò i denti in un sandwich, strappò, lacerò, masticò e inghiottì. A Ferd piaceva fare esperimenti nell’infarcire i panini, quello che gli piaceva di più era una pasta di formaggio, olive, acciughe e avocado, il tutto tenuto assieme da un po’ di maionese, ma Oscar preferiva sempre la solita carne in scatola rosa.

— Deve essere difficile avere un bambino — disse Ferd mordicchiando. — Non solo portarlo in giro, ma anche allevarlo.

Oscar disse: — Cristo, c’è un drugstore in ogni isolato, e se non sai leggere puoi benissimo riconoscerli.

— Drugstore? Ah, vuoi dire per comprare spille di sicurezza.

— Già. Spille di sicurezza.

— Ma sai… è vero… quando cerchi le spille di sicurezza non ne trovi neanche una.

Oscar stappò la sua birra e si risciacquò la bocca col primo sorso, sputandolo in giro. — Aha! Però c’è sempre un mucchio di ometti metallici. Li butti via tutti i mesi e poi il ripostiglio è ancora pieno lo stesso. Ecco cosa dovresti fare nel tempo libero, fare un’invenzione che ti riduca gli ometti metallici in spille di sicurezza.

Ferd annuì con aria assente. — Ma nel tempo libero sto lavorando alla bicicletta da corsa francese… — Era una bella bicicletta, leggera, slanciata rossa e rilucente. — Quando la inforcavi ti sembrava di essere un uccello. Ma per quanto fosse già buona, Ferd sapeva di poterla migliorare. L’aveva fatta vedere a tutti quelli che entravano nel negozio finché l’interesse gli era diminuito.



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