
— Qualcosa non va? — chiese Ferd.
Oscar indicò un cassetto. — Ti ricordi quella volta che sostenevi che qui non c’erano spille di sicurezza? Guarda… tutto questo maledetto cassetto ne è pieno.
Ferd sgranò gli occhi, si grattò la testa, disse flebilmente di essere sicuro di averci già guardato dentro…
Da fuori una voce di contralto chiese: — C’è nessuno?
Oscar dimenticò all’istante il cassetto e il suo contenuto; disse forte: — Sono subito da lei — e sparì in un attimo. Ferd gli venne dietro lentamente.
Nel negozio c’era una giovane, una ragazza piuttosto massiccia, con polpacci muscolosi e un petto enorme. Stava indicando il sellino della propria bicicletta a Oscar, che continuava a dire “Uh uh” e guardava lei più che altro. — È solo un po’ troppo avanti (“Uh uh”), come vede. Mi basta una chiave inglese (“Uh uh”). Sono stata una stupida a dimenticare i ferri.
Oscar ripeté “Uh uh” automaticamente, poi scattò.
— Lo sistemo in un baleno — disse e nonostante lei continuasse a insistere che avrebbe potuto farlo da sola lo sistemò. Anche se non proprio in un baleno. Rifiutò il denaro e tirò in lungo la conversazione quanto più poteva.
— Be’, grazie — disse la ragazza — e ora devo andare.
— La bici le va bene adesso?
— Perfetta. Grazie…
— Senta una cosa. Farò una passeggiata con lei per un po’, proprio…
Le note squillanti di una risata fecero sussultare il petto della ragazza. — Oh, ma non riuscirebbe a tenermi dietro! La mia bici è da corsa!
Nell’istante in cui vide lo sguardo di Oscar guizzare verso l’angolo, Ferd seppe che cosa aveva in mente. Si fece avanti. Il suo grido di “No” fu sommerso dalla voce del socio: — Be’, credo che questa bici da corsa ce la faccia a star dietro alla sua.
