
L’atteggiamento di Oscar passò a causa del grido dalla meraviglia all’incredulità. Si alzò: — Per amor di discussione, ammettiamo che tutta quella roba sugli insetti e le anguille, o di qualunque dannata cosa stessi parlando, sia vera. Ma sono esseri viventi. Una bicicletta no… — Lo guardò dall’alto, trionfante.
Ferd faceva dondolare la gamba avanti e indietro, guardandola. — Neanche un cristallo, ma se le condizioni sono favorevoli, un cristallo rotto può rigenerarsi. Oscar, vai a vedere se le spille di sicurezza sono ancora nella scrivania. Per piacere, Oscar.
Rimase in ascolto, mentre Oscar apriva i cassetti della scrivania, vi frugava dentro, li richiudeva sbattendoli e tornava indietro con passi pesanti.
— Naaa — disse. — Tutte sparite. Come ha detto quella signora, e anche tu, quella volta, non ci sono mai spille di sicurezza quando le cerchi. Sparisc… Ferd? Cosa…
Ferd si era precipitato ad aprire la porta del ripostiglio, e fece un salto indietro fra un mucchio di ometti metallici che cadevano rumorosamente.
— E come dicevi tu — rispose Ferd con una smorfia — d’altra parte c’è sempre una gran quantità di ometti. Qui prima non ce n’erano.
Oscar scrollò le spalle. — Non vedo dove tu voglia arrivare. Ma se chiunque potrebbe entrare qui, prendere le spille e lasciare gli ometti! lo potrei… ma non sono stato io. O tu. Forse… — Socchiuse gli occhi. — Forse camminavi nel sonno e l’hai fatto. È meglio che ti faccia vedere da un dottore. Cristo, sembri uno straccio.
Ferd tornò a sedersi e si prese il capo tra le mani. — Mi sento uno straccio. Ho paura, Oscar. Paura di che? — Respirava rumorosamente. — Ora te lo dico. Come ti ho spiegato una volta sulle cose che vivono in luoghi selvaggi, laggiù imitano altre cose. Ramoscelli, foglie… tartarughe che sembrano rocce. Be’, immagina che ci siano… cose… che vivono nei luoghi civilizzati. Città. Case… Queste cose potrebbero imitare… be’ altre specie di cose che si trovano nei luoghi civilizzati.
