Non ero destinato a diventare un punto fermo nella vita di nessuno e avevo la qualità, che credo di aver mantenuto, di non giudicare i miei simili. Al contrario di molte persone che non esitano a condannare il comportamento altrui in ogni occasione, io non considero un uomo disprezzabile solo perché può essere stato intollerante o meschino, né tratterei una donna con minor rispetto solo perché ha agito in modo poco saggio o è stata causa della propria infelicità. Solo chi non ha mai sbagliato potrebbe forse giudicare Weiss, Bishop, Kathleen e i vari personaggi della storia. Spero che gli altri lettori, tanti o pochi che siano, riescano a simpatizzare con loro e persino ad apprezzarli, come è stato per me quando li ho conosciuti, tanti anni fa.

PROLOGO

Uccidere la ragazza valeva quarantanove punti. Per molti versi, si trattava del lavoro più facile che l’uomo chiamato Ben Fry avesse mai fatto.

La vittima non costituiva un problema. Poteva essere chiunque: uomo, bambino… Una giovane donna era, in qualche modo, la soluzione che gli pareva più adeguata; ed era anche facile da scegliere. Imboccò la superstrada e raggiunse il grande magazzino Pennywise. Esplorò i corridoi per qualche minuto e la individuò nel reparto frutta e verdura. Giovane, attraente, piccolina, ben fatta. Indossava un tailleur e stava facendo la spesa per una persona sola. Esattamente il bersaglio che lui aveva in mente. La seguì fino a casa.

Nei tre giorni successivi ne spiò ogni movimento. La pedinò sino alla galleria d’arte dove lavorava e rimase a osservarla attraverso la vetrina. La ragazza rimaneva per la maggior parte del giorno seduta alla scrivania in fondo alla stanza, in un punto ben visibile dalla strada. A volte veniva raggiunta da un’altra donna, più anziana; in alcune occasioni si alzava per accogliere dei visitatori; di tanto in tanto scompariva nel retro. Ma la scrivania era il posto dove passava la maggior parte del suo tempo, da sola.



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