L’anonimato era la sua religione. Nessun essere vivente conosceva il suo vero nome. Un uomo qualunque, così normale da sembrare invisibile. Trentacinque anni, più o meno. Alto quasi un metro e ottanta. Comuni capelli castani, occhi castani, lineamenti poco marcati e poco interessanti; un corpo tozzo, un po’ curvo. Non appariva forte, ma aveva un torace ampio e braccia muscolose, ed era più veloce di un serpente a sonagli, quando voleva. Non sembrava neanche intelligente, ma lo era; era di una scaltrezza e di una capacità analitica quasi maniacali. Si dilettava a esaminare le situazioni nei minimi dettagli, calcolandone tutti gli imprevisti, valutandone le molteplici possibilità… gli sembrava che questo esercizio lo mantenesse sano di mente.

Quando ebbe raccolto tutto il materiale necessario, tornò in città. Non aveva una casa, ma aveva affittato un monolocale di poche pretese nel Mission District. Lì, un sabato sera, sedette nudo sul bordo della branda. Sul tavolo al suo fianco aveva disposto diverse vaschette da laboratorio in acciaio. Contenevano aghi e siringhe immersi nel disinfettante. Il pavimento e i mobili erano ricoperti di plastica, per evitare macchie di sangue.

Indossò un paio di guanti chirurgici e prese una siringa da una delle vaschette; conteneva una dose di lidocaina. Infilò l’ago sottilissimo sotto la pelle rasata dell’interno coscia, in un punto morbido appena sotto i testicoli. Premette lo stantuffo lentamente, estraendo con cura l’ago in modo che l’anestetico penetrasse in tutti gli strati dell’epidermide. Ripeté l’operazione altre tre volte. Quando tutta la parte fu insensibile, prese da una vaschetta un altro strumento: un bisturi.

L’uomo esitò per un istante, con la lama tra le dita. Chiuse gli occhi; immaginò una torre. Era un esercizio che praticava da anni. Tutte le volte che si sentiva stanco e i suoi pensieri lo distraevano dal lavoro e dai percorsi analitici, quando un’emozione lo turbava, immaginava la torre e vi saliva. Dall’alto, oltre il parapetto, lo sguardo spaziava su una pianura: là c’era il rosso tumulto della vita. Nudità violacee e lacrime d’argento, grida d’agonia e risate impietose. Ma lassù lui rimaneva impassibile, immune, lontano da tutto. Sulla torre, ritornava a essere se stesso.



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