
Prima di ricucirsi, fu costretto ad attendere che le mani smettessero di tremare. Quando ebbe finito afferrò, con una velocità quasi frenetica, l’ultima siringa, quella con la morfina.
Qualche istante dopo era sdraiato su un fianco, accoccolato come un bambino, le mani sotto la guancia. Dormì a lungo. Tutti i suoi sogni furono incubi.
Trascorsa una settimana, tolse i punti; la cicatrice era pulita e i peli iniziavano a ricrescere. Passò un’altra settimana, ma la cicatrice era ancora troppo rossa ed evidente. Aspettò una settimana ancora, prendendo gli antibiotici per evitare un’infezione. Marzo finì, aprile iniziò, e l’uomo chiamato Ben Fry tornò all’appartamento di Penny Morgan.
Vi giunse la sera di un lunedì, poco dopo le sei. Sapeva che la ragazza sarebbe rientrata di lì a una mezz’ora. Seduto vicino alla finestra, l’avrebbe vista arrivare, assicurandosi così che fosse sola. Si sarebbe quindi spostato in cucina, in modo da non essere visto finché la ragazza non avesse chiuso la porta. L’uomo indossava una comoda tuta blu scuro, che gli lasciava libertà d’azione. La pistola era inserita nella cintura. Poteva estrarla in un attimo, e in un altro essere abbastanza vicino per sparare a Penny alla testa. Quando fosse caduta, le avrebbe sparato altre due volte, per sicurezza.
Non aveva preso alcuna precauzione nell’acquisto dell’arma, una calibro 38 che un tizio gli aveva venduto estraendola dal bagagliaio di un’auto. Non aveva il silenziatore: la detonazione sarebbe stata fragorosa e sicuramente qualche vicino avrebbe sentito. E sicuramente, in una zona così rispettabile, avrebbe chiamato la polizia. Proprio quello che l’uomo chiamato Ben Fry voleva. Nessuna caccia, nessuna lunga e logorante indagine. L’avrebbero arrestato a un isolato o due dalla scena del delitto.
Mentre aspettava l’arrivo di Penny, mise a soqquadro l’appartamento. Vuotò i cassetti, strappò la biancheria dal letto, gettò i libri degli scaffali a terra. Trovò alcuni oggetti d’oro, una collana di perle; anche del denaro, circa quaranta dollari. Inserì tutto in un sacchetto di plastica che aveva con sé, poi lo infilò nella tasca dei pantaloni.
