
La moto scoppiettò mentre passava su un ponte bianco, anch’esso intasato di vetture. Sotto, il fiume Sacramento rifletteva stancamente i raggi del sole. Più avanti, dopo una curva, il traffico diminuì. Bishop accelerò e cambiò corsia passando fra due macchine che tentavano di stringerlo; poi girò in Main Street che, anche se il suo nome significava «via principale», in realtà era semideserta. I centri commerciali e i grandi magazzini ne avevano risucchiato la vita. Rimanevano solo un buco con pretese di teatro, uno squallido locale chiamato Clover Leaf e un hotel del quale sarebbe stato difficile stabilire se fosse aperto o chiuso. Un uomo con un braccio solo e un cappello militare barcollava ubriaco sul marciapiede; un altro, con la barba ispida, era piantato su un angolo, con il cartello REDUCE. SENZA TETTO. AIUTATEMI. Bishop passò oltre con la sua potente motocicletta.
Si diresse verso la periferia. Nelle vie laterali, case di legno o lamiera, dai tetti spioventi, erano stipate su esigue chiazze verdi, dove donne grasse, in camicetta senza maniche, annaffiavano giardini stentati al suono delle risate dei loro figli, impegnati a giocare sotto i getti d’acqua.
