Terzo Movimento

— Oh, che meravigliosa mattina! — cantò uno della squadra addetta alla costruzione della strada, un tipo che aveva visto Oklahoma! per quattro volte nella sua città.

— Culla la mia anima nel grembo di Abramo! — cantò un altro che aveva imparato a cantare quando la sua famiglia era solita riunirsi a suonare la chitarra.

— Guidami, luce gentile, nel buio che mi circonda! — disse uno della squadra che aveva fede.

Ma un altro di essi, l’uomo senza mani che reggeva i segnali che indicavano al traffico di Fermarsi o di Rallentare, ascoltava, senza mai cantare.

— Perché non canti mai? — chiese l’uomo che amava Rodgers e Hammerstein. Lo chiedeva a tutti, prima o poi.

E l’uomo che chiamavano Sugar si limitò a scrollare le spalle: — Non mi va di cantare — diceva, quando diceva qualcosa.

— Perché lo chiamano Sugar? — chiese una volta un nuovo arrivato. — A me non sembra per niente dolce.

E l’uomo che aveva fede rispose: — Le sue iniziali sono C.H. Come lo zucchero. C H, sai. — E il nuovo arrivato rise. Un gioco di parole stupido, ma quel genere di battute rendevano la vita sopportabile alla squadra addetta alla costruzione della strada.

Non che la vita fosse così dura. Perché anche questi uomini erano stati sottoposti ai test ed avevano il lavoro che più li rendeva felici. Essi erano orgogliosi della pelle bruciata dal sole e della fatica che indolenziva i muscoli, e la strada che si allungava e si assottigliava dietro di loro era la cosa più bella al mondo. E così cantavano tutto il giorno, sapendo che non avrebbero potuto essere più felici di quanto lo erano quel giorno.

Tranne Sugar.

Poi arrivò Guillermo. Un messicano tozzo che parlava con un accento marcato; Guillermo ripeteva a tutti quelli che glielo chiedevano: — Posso anche venire da Sonora, ma il mio cuore è a Milano! — e quando qualcuno gli domandava perché (e anche quando nessuno glielo domandava), lui spiegava: — Io sono un tenore italiano in un corpo messicano — e ne dava la prova cantando ogni nota scritta da Verdi e da Puccini. — Caruso non era nessuno — si vantava Guillermo. — Acoltate questo!



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