Guillermo aveva dei dischi e cantava insieme ad essi, e quando lavorava con la squadra si univa a qualunque canzone e cantava in coro oppure intonava un assolo ben al di sopra della melodia, con una ruggente voce tenorile che scoperchiava i tetti e riempiva le nuvole. — Io so cantare — diceva Guillermo, e subito gli altri della squadra rispondevano: — Maledettamente vero, Guillermo! Canta ancora!

Ma una sera, Guillermo volle essere sincero e raccontò la verità. — Ah, amici miei, io non sono un cantante.

— Che cosa dici? Certo che lo sei! — fu la risposta unanime.

— Sciocchezze! — gridò Guillermo con tono teatrale. — Se sono davvero un grande cantante, perché non mi avete mai visto registrare delle canzoni? Eh? Questo sarebbe un grande cantante! Sciocchezze! I grandi cantanti sono allevati per essere dei grandi cantanti. Io sono solo un tipo a cui piace cantare, ma che non ha talento! Io sono un tipo a cui piace lavorare nei cantieri stradali con uomini come voi e cantare a squarciagola. Ma all’opera non potrei mai cantare! Mai!

Non lo disse con tristezza. Lo disse con fervore, con sicurezza: — Io appartengo a questo luogo! Posso cantare per voi, che vi divertite ad ascoltarmi! Posso cantare in sintonia con voi quando sento l’armonia nel mio cuore. Ma non pensate che Guillermo sia un grande cantante, perché non lo è!

Era una serata di sincerità ed ognuno spiegò perché era felice nella squadra di costruzione delle strade e perché non avrebbe voluto essere in nessun altro luogo. Tutti, tranne Sugar.

— Avanti, Sugar. Non sei felice qui?

Sugar sorrise. — Sono felice, mi piace qui. Questo è un buon lavoro per me. E mi piace sentirvi cantare.



15 из 23