— Non la prendo in giro. Il suo mondo ha una luna?

— È un’informazione riservata. — I burattinai sono fifoni. Nessuno sa da dove vengano, ed è molto improbabile che qualcuno riesca a scoprirlo.

— Sa cosa succede quando una luna si avvicina troppo al suo primario?

— Va a pezzi.

— Perché?

— Non lo so.

— Le maree.

— Cos’è una marea?

Ohoh, mi dissi. — Cercherò di spiegarglielo. La luna della Terra ha un diametro di circa duemila miglia, e volge sempre la stessa faccia al pianeta. Ora, voglio che lei scelga due pietre sulla Luna, una nel punto più vicino alla Terra, una nel punto più lontano.

— Benissimo.

— Dunque, non è ovvio che se quelle pietre fossero abbandonate a se stesse cadrebbero lontane l’una dall’altra? Si trovano su due orbite diverse, badi bene: orbite concentriche, una delle quali è esterna rispetto all’altra di circa duemila miglia. Eppure le due pietre sono costrette a muoversi alla stessa velocità orbitale.

— Quella esterna si muove più velocemente.

— Giustissimo. Quindi c’è una forza che cerca di fare a pezzi la Luna. La gravità la tiene insieme. Avvicini la Luna alla Terra quanto basta, e le due pietre si allontaneranno fluttuando.

— Capisco. Allora la marea ha cercato di fare a pezzi la sua nave. Era abbastanza potente per strappare i sedili dai supporti nell’abitacolo della nave dell’Istituto.

— E per schiacciare un essere umano. Provi a immaginarlo. Il muso della nave era a sole sette miglia dal centro della BVS-1. La coda era cento metri più lontana. Abbandonate a se stesse, sarebbero andate in direzioni completamente diverse. La mia testa e i miei piedi hanno cercato di fare la stessa cosa, quando sono arrivato abbastanza vicino.

— Capisco. Lei è in muda?

— Cosa?

— Ho notato che in certi punti sta perdendo il tegumento esterno.



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