La voce era bellissima, da contralto, e senz’ombra di accento. Le bocche di un burattinaio non costituiscono soltanto l’organo vocale più flessibile che vi sia in circolazione, ma anche le mani più sensibili. Le lingue sono bifide e appuntite, le labbra larghe e carnose hanno piccole appendici digitali lungo i bordi. Immaginate un fabbricante d’orologi con il senso del gusto sui polpastrelli.

Mi schiarii la gola. — Infatti.

Mi scrutò da due direzioni. — Le interesserebbe un lavoro ben retribuito?

— Un lavoro ben retribuito mi affascina.

— Io sono il nostro equivalente del presidente regionale della General Products. Venga con me, la prego, e proseguiremo la nostra discussione altrove.

Lo seguii in una cabina di traslazione. Molti occhi mi seguirono lungo l’intero tragitto. Era molto imbarazzante, venire abbordato in un drugstore da un mostro bicipite. Forse il burattinaio lo sapeva. Forse mi metteva alla prova, per vedere fino a che punto avevo bisogno di danaro.

Ne avevo un gran bisogno. Erano trascorsi otto mesi da quando le Linee Nakamura avevano chiuso baracca. Prima che questo accadesse, per diverso tempo ero vissuto da signore, sapendo che i miei stipendi arretrati avrebbero coperto i debiti. Gli stipendi arretrati non li vidi mai. Fu un grosso crollo, quello delle Linee Nakamura. Rispettabili uomini d’affari di mezza età presero a lasciare le finestre dei loro alberghi senza salvagente. Io continuai a spendere. Se mi fossi messo a vivere frugalmente, i miei creditori sarebbero andati a controllare… e io sarei finito in prigione per debiti.

Il burattinaio fece tredici numeri in fretta, con la lingua. Un attimo dopo, eravamo altrove. L’aria uscì con uno sbuffo, quando aprii lo sportello della cabina, e io deglutii per stapparmi le orecchie.



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