
La reazione del Cacciatore fu normale, normale per lui almeno: mise una piccola parte di sé in diretto contatto con quella spiacevole rastrelliera, trasformandosi allo stato semiliquido, e poi, essendo un essere dalle decisioni rapide, valutate le dimensioni dell’intruso, abbandonò il relitto e nuotò verso la creatura sperando che potesse offrirgli qualcosa di conveniente.
Lo squalo, un pesce martello di due metri e mezzo, forse rimase sorpreso e probabilmente si seccò ma, come tutti quelli della sua razza, non aveva abbastanza cervello per provare paura. Le sue brutte mascelle si richiusero voraci su quella che sembrava solida carne appetitosa e che si dissolse invece in acqua. Il Cacciatore non tentò nemmeno di sfuggire ai denti perché pericoli di quel genere non gli facevano paura, però resistette ai tentativi che il pesce compì per ingoiare la porzione del corpo gelatinoso. Non possedendo pelle che gli servisse da protezione, non voleva esporsi ai succhi gastrici. Poi, mentre lo squalo si agitava istintivamente contro un fenomeno che gli era incomprensibile il Cacciatore inviò alcuni pseudopodi all’esplorazione della pelle ruvida che ricopriva la forma marina, e quasi subito scoprì le cinque branchie che si aprivano sui due lati del collo della creatura. Gli bastò.
